IL LAMPEGGIANTE

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UN AIUTO CONCRETO.

Ci sono operatori della Sicurezza che, a causa di fatti avvenuti nell'ambito del loro servizio alla Comunità, stanno vivendo situazioni personali, familiari ed economiche di notevole disagio. Vanno aiutati a difendersi o perlomeno a lenire le difficoltà derivanti da procedimenti penali e disciplinari che, vale la pena di ricordare, nella stragrande maggioranza dei casi si concludono con assoluzioni. Altre volte le mancanze contestate e sanzionate sono condotte di natura colposa e quindi abbiamo a che fare con persone che, anche quando hanno sbagliato, lo hanno fatto nell'adempimento di un Dovere agendo in attività legittime.

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ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE...........

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Qualcuno comincia a farsi delle domande: vedremo le risposte.....

 

Immigrazione, dopo l’indagine di tre Procure, le dichiarazioni del Procuratore di Catania e l’attenzione del Viminale il Coisp rincara: “Allarmi che non si possono ignorare. La politica deve agire subito”

“Non si può più fingere di non comprendere i segnali d’allarme e gli appelli ripetuti da chi ha tutta la competenza e l’autorità per farli in tema d’immigrazione clandestina. La politica si è macchiata di troppa incompetenza  e indifferenza fino a qui ma, di fronte alla sicurezza del Paese e alla stessa tenuta democratica messe in discussione, agire è assolutamente doveroso e improcrastinabile. Le degenerazioni di un fenomeno epocale come l’immigrazione di massa di questi anni stanno producendo, alimentando ed addirittura sostentando situazioni di illegalità gravissima. L’Italia sta di fatto consentendo di tenere in piedi un sistema che non solo non  si traduce in alcuna seria accoglienza solidale, ma addirittura sfocia nello sfruttamento dei nuovi schiavi laddove  si consente che gli immigrati che davvero sfuggono da guerre e torture non trovino alcuna seria possibilità di un futuro migliore, venendo anzi inseriti in circuiti di abbandono, trattamento indegno e povertà che li portano spessissimo sulla strada dell’illegalità; laddove non si è in grado di filtrare seriamente, severamente e tempestivamente tra chi deve essere accolto e aiutato e chi non deve assolutamente varcare i confini nazionali; laddove non si interviene in maniera massiccia per stroncare i traffici di migranti e per stabilizzare le situazioni che li spingono a fuggire dai loro paesi proteggendoli in loco, ma addirittura si chiude un occhio davanti alle poco chiare attività di chi oggi, inchieste alla mano, risulta agire in posizione ambigua e comunque controproducente rispetto agli obiettivi ed alle regole che il Paese tenta di far rispettare. E’ assurdo e intollerabile, specie quando   si sente un’autorità come un Procuratore parlare di ‘problemi di ordine pubblico e di tenuta del sistema’ all’orizzonte, ripetendo peraltro una denuncia che noi facciamo da mesi. La politica deve agire subito, in maniera seria e concreta, perché le Forze dell’Ordine sono già allo stremo e non si potrà andare avanti così a lungo”.   Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna sul tema dell’immigrazione clandestina e rincara la dose dopo le ultime notizie relative non solo alle inchieste delle Procure di Catania, Palermo e Cagliari a proposito dei dubbi sollevati a proposito dell’attività delle Organizzazioni   non governative che si spingerebbero volutamente troppo oltre per il recupero dei migranti, ma anche  al coinvolgimento del Viminale che ormai punta l’attenzione sulla questione, nonché al lavoro dell’intelligence che va nella medesima direzione. Particolarmente allarmanti, in proposito, le dichiarazioni del Procuratore  di Catania, Carmelo Zuccaro, che ha parlato di prove certe di contatti diretti tra scafisti e alcune Ong esprimendo forti dubbi: “Non siamo affatto sicuri che alcune Ong facciano un lavoro pulito. Quando, all’inizio dell’operazione Sophia anche le navi militari stavano a ridosso delle acque libiche, abbiamo chiesto di farle arretrare e così è stato. Le ong invece sono sempre lì”. “Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti   di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti - ha detto ancora Zuccaro - non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate   che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni,  navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati”. “Si tratta di cose troppo gravi perché non si reagisca di conseguenza – conclude Maccari –. Indipendentemente dall’evoluzione giudiziaria, è chiaro che si punta qui il dito contro un problema che non viene affrontato e gestito in maniera corretta e tale da consentirne di tenerne le redini. Un problema che ha mille altre manifestazioni altrettanto gravi sui nostri territori, dove Forze dell’Ordine e Militari sono sempre più spesso bersaglio   di fenomeni criminali e di aggressioni da parte di clandestini, rispetto ai quali oltre tutto operano con regole d’ingaggio e con strumenti normativi inadatti, obsoleti, contraddittori e assolutamente inefficaci a consentirci   di tutelare sufficientemente se stessi e gli altri”.

 

Porte girevoli.....

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Situazione critica; ecco il resoconto di un importante sindacalista della Polizia di Stato.


Spacciatori e criminali irregolari nei Cie. Ma i centri non sono come le carceri
Da Padova a Firenze, sfilza di trasferimenti. Solo per problemi di spazio

Milano - Utilizzati come fossero delle carceri, ma senza il controllo tipico degli istituti penitenziari. 

Impiegati da forze dell'ordine ormai esasperate come parcheggi di emergenza di criminali irregolari, migranti senza permesso che si macchiano di reati «minori», come lo spaccio, e che per questo «non restano detenuti in cella per più di una notte o di qualche giorno». I Cie, appena riformati dal ministro dell'Interno Marco Minniti, sono casa di ambulanti abusivi, spacciatori, ma anche di donne impaurite senza documenti. Contenitori di contraddizioni. Polveriere da cui è facile fuggire, terreno fertile di nuovi sodalizi pericolosi come quelli che stringeva Anis Amri, l'attentatore di Berlino, durante la sua permanenza nei centri della Sicilia.

La questura di Firenze dopo tre settimane di lotta serrata a un gruppo di pusher stranieri che dominavano la piazza dello spaccio dell'Oltrarno, se ne è liberata caricando gli otto migranti su un volo di sola andata diretto a Catania e Caltanissetta con una poderosa scorta di agenti. Destinazione Cie. Con la speranza che il rimpatrio, sempre che l'identificazione vada a buon fine, venga eseguito prima della loro fuga e del loro ritorno agli affari illegali in Toscana.
Da Padova due spacciatori arrestati in piazza delle Erbe sono stati accompagnati dai poliziotti al Cie di Brindisi su decreto di espulsione del questore. Stessa sorte per due nigeriani e quattro tunisini, con precedenti per droga, che pochi giorni fa sono partiti dal Veneto per i Cie di Brindisi, Torino e Caltanissetta. In quello di Roma è stata inviata una cittadina nigeriana priva di documenti, insieme a una filippina con permesso di soggiorno scaduto.
Ed è questo, a oggi, l'unico modo, sempre che ci siano posti disponibili, per evitare che dopo una notte in carcere gli irregolari che delinquono possano «tornare a girovagare per le città». Già, una notte, forse, perché ormai «non si resta dentro neanche per rapina, figuriamoci per lo spaccio», dice rassegnato Franco Maccari del Coisp. «I Cie sono l'unica soluzione che abbiamo per non lasciarli in libertà, ma il problema sono gli spazi che non ci sono».
A delimitare queste finte carceri ci sono «mura altissime» e la sorveglianza di poche decine di agenti. «Ma non è così facile fuggire - spiega Maccari - anche se è chiaro che non sono delle prigioni. A liberarli sono le ambasciate dei Paesi d'origine che non fanno il proprio lavoro. Una volta scaduto il tempo della burocrazia per i rimpatri vengono rimessi in libertà».
Paradossi a cui ha messo mano il ministro dell'Interno a furia di nuovi accordi bilaterali che velocizzino le espulsioni. In attesa che il decreto sicurezza approdato in commissione affari costituzionali al Senato, passi l'iter parlamentare e diventi operativo le Questure fanno quello che possono. Le celle sono piene, le maglie della legge rimettono in libertà di pusher e abusivi. I Cie scoppiano. Pensare che sono l'unica, fragile alternativa al dileguamento nel nulla. In futuro ce ne sarà uno per regione, da un centinaio di posti. I tempi? «Chissà - riflette Maccari - le nuove strutture sono tutte da costruire».
Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Marzo 2017 08:20
 


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